Speciale su don Mauro
(gennaio 1999)

Sommario

Una vita preziosa

La sua vita, un dono

Carità, condivisione, creatività

Profilo intellettuale di don Mauro

Insegnamento di teologia a Fermo

La testimonzianza di un collega, docente al Seminario di Fermo

Grazie, scusa, ti voglio bene

I giovani della parrocchia al termine della liturgia funebre

Le parole di don Salvatore il giorno del funerale

I bambini delle elementari

Il Presidente della Circoscrizione di Monticelli

Altre testimonianze

Scritti di don Mauro
Sulla parrocchia

Grazie, scusa, ti voglio bene

Dio, Padre della vita, la tua Chiesa, che vive in Ascoli Piceno, oggi è nel pianto e nella desolazione. Un suo figlio le è stato tolto in modo improvviso e tragico. Tu Padre della vita l’avevi creato a tua immagine perché divenisse a Te somigliante nella sua crescita.

Nel suo cuore un giorno facesti nascere un germe di vocazione, un meraviglioso desiderio, l’ideale di stringere con Te un rapporto più intimo e di amicizia.

Il giovane Mauro accolse il tuo invito e si consacrò a Te. Divenne tuo sacerdote.

Tu gli insegnasti l’arte più bella: quella di essere padre!

Venne in questo quartiere dove le case nascono ancora come figli bisognosi di una guida, di un affetto, di un insegnamento, di un richiamo paterno.

Don Mauro aveva veramente imparato ad essere padre. I bambini sentivano il profumo della sua tenerezza, i giovani attingevano la sicurezza del suo insegnamento semplice, sereno ed esigente come il Vangelo, gli adulti, i genitori venivano condotti ad assumere le responsabilità dell’amore condiviso, dal servizio alla vita e i cammini difficili ma gratificanti della educazione.

Come un padre buono corregge i figli, don Mauro, giorno dopo giorno, aiutava tanti uomini e donne a scuotersi di dosso le sedimentazioni della mediocrità e accogliere coloro che dai percorsi laceranti del peccato, desideravano un approdo sicuro.

Era cresciuto celermente dimostrando, alla scuola della Parola e nel solco della Chiesa, una grande maturità spirituale.

Ora Padre, ricco di infinita misericordia e di infinito amore, hai chiamato a Te questo tuo figlio. Raggiunto ormai il tuo regno, la morte per lui è eliminata per sempre, il velo della limitatezza umana è stato tolto, i suoi occhi ti contemplano non da straniero.

Le opere di bene compiute appaiono nella loro reale dimensione ed egli può, accanto ai Santi del cielo, continuare la sua opera di bene, come un "angelo custode" di questa parrocchia.

Padre buono, non ci ribelliamo che Tu ci abbia tolto don Mauro, quello che Tu fai è sempre opera di amore.

Accettiamo la tua santa volontà e ti chiediamo la forza di continuare nel tuo amore.

Gesù, nostro Redentore, davanti alla bara di don Mauro, abbiamo ascoltato una tua parola, tanto cara al nostro fratello sacerdote, da averla voluta fissare come programma di vita all’inizio del suo ministero sacerdotale.

"Se il chicco di grano non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto".

Certamente questa parola è dura ed esigente. Richiede lo spogliamento del nostro io e l’abbandono totale alla volontà del Padre, attraverso il servizio ai fratelli.

Anche i tuoi apostoli fecero fatica a comprenderla. Erano convinti che la presenza fisica di Gesù in mezzo a loro fosse la garanzia suprema della benevolenza di Dio. Invece Tu, indicavi una strada inedita per amare: spendersi per gli altri al punto da scomparire ai loro occhi per amarli in un modo ancora più tenero ed efficace.

Signore, il tuo sacerdote ti aveva seguito sulla strada del servizio: chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

La sua messa, nella quale si associava a Te nella lode al Padre, era la sua forza quotidiana per continuare a servire. Ora partecipa alla liturgia celeste con tutti i Santi.

Innamorato della sua gente cercava di capirli e trasmettere ragioni di vita pur nella nostra provvisorietà.

Così anche nella morte, vissuta da solo sulla strada, senza il conforto dei Sacramenti e di una presenza amica è stato simbolo della precarietà della nostra vita quotidiana.

Accanto a Te, nel seno del Padre, è giunto un nostro compagno di strada.

Per lui diventa ancor più luminoso il tuo insegnamento "Che siano una cosa sola perché il mondo creda" e per noi diventa una consegna.

Noi sappiamo che dove la Croce tocca, feconda. Per questo la portiamo assieme a Te, con dolore ma con amore.

Spirito dell’amore, Signore della vita. Tu sei stato il dono pasquale a Gesù, ai suoi discepoli, che così ebbero fede nel Signore risorto. Da allora tu guidi le anime docili a vivere la vita soprannaturale nella comunione che lega il Padre al Figlio.

La tua presenza aveva dato senso alla vita di don Mauro : la sua sicurezza nell’operare il bene (da oggi molti genitori diranno: don Mauro diceva!), la creatività pastorale, la capacità di testimoniare Dio e aprire il cuore delle persone a Dio, l’amore semplice ed entusiasta alla vita, la comunione coi fratelli nel sacerdozio, la condivisione dei progetti con tante persone, i suoi sogni per il futuro testimoniano che don Mauro era "pieno di Spirito Santo".

La gente lo considerava un uomo di Dio, perché scorgeva nelle sue parole lo Spirito del Signore, lo Spirito dell’amore.

Anche questo momento, un momento buio, nella luce della fiducia cristiana, è un accadimento pasquale di vita e di morte, è un "dono".

A Te, Spirito di amore, chiedo la grazia che questo dolore renda ancor più unito il nostro Presbiterio, si raccolgano in armonia tutte le forze della parrocchia acciocché il cammino della evangelizzazione non subisca soste, coloro che a volte sono stati tentati dal dubbio apra spiragli di accoglienza al mistero di Dio.

Ma soprattutto chiedo di suscitare nel cuore di qualche giovane questo pensiero: "voglio prendere il posto di don Mauro".

Se la fede cristiana può dare conforto a tante persone, se la vita di un prete spesa senza calcoli, è tanto preziosa, se l’essere prete riempie il cuore di tanta gioia da poterla condividere con tanti, ebbene eccomi Signore, sono pronto, manda me! Spirito dell’amore, scendi su di noi.

Vergine delle Grazie!

Quando io fui consacrato prete, mi affidai a Te, davanti alla tua immagine. Ora affido a Te questo mio prete. Sulle tue braccia noi, come i pastori abbiamo visto Gesù neonato, sulle tue braccia noi, come S.Giovanni abbiamo visto Gesù deposto dalla croce dalla quale era scaturita la voce del figlio morente che ti costituiva nostra madre.

Ora le tue braccia di madre affettuosa accolgano questo giovane e lo conducano al tuo figlio Gesù. Ti chiedo infine che tu dia la forza ai genitori, ai fratelli, ai sacerdoti, a tutti di ripetere come te: "Si, o Signore, sia fatta la tua volontà!"

† Silvano Montevecchi
Vescovo di Ascoli Piceno

Indietro