Conosco don Mauro da circa vent’anni. Abbiamo avuto anche
lo stesso iter formativo-culturale: la facoltà di filosofia
a Macerata, la licenza in Teologia Dogmatica (Cristologia e Trinitaria)
presso la Pontificia Università Lateranense.
Dall’ottobre 1997 dividevamo la stessa cattedra di Teologia
Dogmatica I nell’Istituto Teologico Marchigiano di Fermo:
a lui era affidata la Teologia Trinitaria, a me la Cristologia.
Personalmente posso testimoniare che don Mauro ha sempre ricercato
l’unità e la comunione, anche riguardo all’insegnamento:
ha sempre ricercato la collaborazione e il confronto sia con me
che con gli altri colleghi e con gli studenti. Con lui programmavamo
insieme il corso e spesso ci sentivamo. La sua preoccupazione
era che gli studenti riuscissero a seguirlo e si trovassero a
loro agio: a questo scopo, don Mauro era pronto con molta umiltà
a rimettersi in discussione. E’ capitato ad esempio che
ad un certo punto del corso gli studenti facevano difficoltà
a seguire alcuni passaggi filosofici: ne abbiamo parlato insieme
e con estrema disponibilità e umiltà don Mauro è
venuto incontro alle esigenze dei ragazzi, pronto a cambiare lui
e ad amare per primo. Ne è nato un nuovo rapporto tra don
Mauro e gli studenti: probabilmente per lui è stata una
potatura, ma ne è nata una vita nuova. Gli studenti mi
hanno detto di aver riscoperto la Teologia Trinitaria, un nuovo
dialogo, la stima e una prospettiva di collaborazione con don
Mauro. Attualmente, è toccato a me prendere la sua cattedra:
posso dire di aver trovato gli studenti ad un livello molto alto,
in particolare grazie al rapporto che si era instaurato con lui,
soltanto in un mese di corso, e grazie a quanto ha testimoniato
loro con la sua vita e la sua morte. Mi sembra che il rapporto
tra don Mauro e loro sia qualcosa di profondo, di divino, che
continua attraverso l’esperienza dolorosa della morte, ed
oltre la morte. Credo che don Mauro abbia come impresso un sigillo
nelle loro anime, un rapporto in Dio e con Dio indelebile, qualcosa
che da un punto di vista umano sarebbe impensabile da instaurarsi
nel giro di un mese soltanto.
Grazie a don Mauro alcuni seminaristi hanno riscoperto la profondità
e la sacralità della vocazione al sacerdozio. Tutti mi
hanno detto di aver visto in lui un vero cristiano, un’"anima
profondamente spirituale", una persona aperta alla mistica,
all’arte, al dialogo con chiunque: una persona serena, un
sacerdote realizzato. Tutti i colleghi ricordano don Mauro per
la sua serenità, la sua disponibilità, il suo sorriso.
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