Speciale su don Mauro
(gennaio 1999)

Sommario

Una vita preziosa

La sua vita, un dono

Carità, condivisione, creatività

Profilo intellettuale di don Mauro

Insegnamento di teologia a Fermo

La testimonzianza di un collega, docente al Seminario di Fermo

Grazie, scusa, ti voglio bene

I giovani della parrocchia al termine della liturgia funebre

Le parole di don Salvatore il giorno del funerale

I bambini delle elementari

Il Presidente della Circoscrizione di Monticelli

Altre testimonianze

Scritti di don Mauro
Sulla parrocchia

Insegnamento di teologia al Seminario di Fermo
di Mons. Gabriele Miola, Vice-Preside Istituto Teologico Marchigiano (sez. di Fermo)

Ci ha lasciati all’improvviso. Ci eravamo salutati poco prima. Don Mauro quando arrivava in Istituto o quando partiva passava sempre a darmi un saluto o scambiare qualche idea.

Mercoledì 11 novembre, aveva fatto le due lezioni normali fino alle 11.40; era partito qualche minuto prima perché - disse ai suoi studenti - doveva preparare il pranzo per accogliere degli amici. Pioveva quel Mercoledì. Per partire s’era dovuto far dare una spinta alla macchina perché aveva lasciato le luci accese e la batteria era andata giù. Poco dopo lo schianto. Non si capisce proprio come mai in una strada larga di quattro corsie sia andato a finire all’estrema corsia sinistra scontrandosi frontalmente con una macchina di grossa cilindrata. E’ stato soccorso immediatamente, ma non c’è stato nulla da fare. E’ giunto al pronto soccorso senza vita. La notizia è giunta in seminario di riflesso, verso le 15.00, perché la polizia ha dato la notizia prima ai parenti in Ascoli.

Il Consiglio di Presidenza dell’Istituto Teologico nel febbraio 97 decise di togliere i corsi ciclici e di rendere autonomi tutti i cinque anni del curriculum degli studi teologici. I professori impegnati in Istituto, per molteplici impegni, non potevano prendere altri insegnamenti e bisognava quindi reperire nuovi docenti, che avessero la competenza e i titoli accademici necessari. Da amici ascolani mi fu segnalato il nome di don Mauro. Lo chiamai al telefono, gli proposi di prendere l’insegnamento di teologia trinitaria e di escatologia. Mi disse che era disponibile, voleva solo prima sentire il vicario generale (in quel tempo in Ascoli non era stato nominato il nuovo vescovo) e qualche giorno dopo mi dette la piena disponibilità. Nel giugno don Mauro conseguì la licenza in teologia alla Pontificia Università Lateranense e nell’ottobre cominciò ad insegnare.

Non posso dire molte cose di don Mauro, ma quell’incontro settimanale, quando veniva in Istituto, mi è bastato per capire i suoi due amori: la pastorale e l’insegnamento. Don Mauro era già laureato in filosofia quando fiorì nella sua vita la vocazione al ministero presbiterale.

Fatti gli studi di teologia alla Pontificia Università Lateranense era diventato prete e poi parroco, ultimamente nella grande parrocchia dei santi apostoli Simone e Giuda nella zona popolosa di Monticelli di Ascoli.

Veniva tutte le settimane, puntuale; mi parlava della difficoltà di contemperare i doveri pastorali con la preparazione delle lezioni di teologia; quando non aveva incontri serali in parrocchia, studiava. Mi diceva che il Rettore Magnifico della Lateranense l’aveva chiamato e lo aveva esortato a proseguire gli studi e a conseguire anche il dottorato in teologia e mi parlava degli incontri che aveva con il professor Bordoni cui aveva già consegnato una prima parte della tesi in cristologia e voleva portare a termine il lavoro prima che il professore relatore terminasse il suo mandato di docenza. Si poteva dire che era felice del suo cammino di studio. Qualche volta si scusava con gli studenti di una lezione meno limpida perché diceva candidamente: non ho avuto tempo di prepararla. Era consapevole che una lezione in teologia non si improvvisa specialmente ai primi anni di insegnamento! Il suo tempo era diviso tra gli impegni di pastorale e lo studio e del resto sono due realtà inscindibili. Non si fa buona pastorale se non è accompagnata da uno studio serio. Nel caso di don Mauro lo studio era finalizzato anche all’insegnamento, ma un insegnamento che preparava i futuri pastori. E che lui fosse un parroco amato lo ha dimostrato la tanta gente presente al suo funerale. Sentivo qualcuno che commentava: c’è tutta la parrocchia! E’ stato il segno del suo impegno e della sua amabilità di pastore.

All’obitorio dell’ospedale di Fermo, nella visita alla salma, prima che fosse trasportata in Ascoli, tra i preti amici presenti c’era anche Mons. Petrocchi, attualmente vescovo di Latina, che è stato guida e amico di don Mauro. Mi chiese: Che cosa insegnava? Risposi: Stava facendo il De Trinitate. Mi disse: ora la Trinità la contempla de visu in cielo. E’ vero! Di don Mauro conserviamo il ricordo di una persona amabile, di un prete zelante, studioso, innamorato di Dio e dei fratelli. 39 anni di vita sono pochi, per questo la sua morte è stato un momento tragico e ci ha lasciati sgomenti, ma per lui è stato il passaggio dalla Gerusalemme terrena a quella celeste.

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