Ci ha lasciati all’improvviso. Ci eravamo salutati poco
prima. Don Mauro quando arrivava in Istituto o quando partiva
passava sempre a darmi un saluto o scambiare qualche idea.
Mercoledì 11 novembre, aveva fatto le due lezioni normali
fino alle 11.40; era partito qualche minuto prima perché
- disse ai suoi studenti - doveva preparare il pranzo per accogliere
degli amici. Pioveva quel Mercoledì. Per partire s’era
dovuto far dare una spinta alla macchina perché aveva lasciato
le luci accese e la batteria era andata giù. Poco dopo
lo schianto. Non si capisce proprio come mai in una strada larga
di quattro corsie sia andato a finire all’estrema corsia
sinistra scontrandosi frontalmente con una macchina di grossa
cilindrata. E’ stato soccorso immediatamente, ma non c’è
stato nulla da fare. E’ giunto al pronto soccorso senza
vita. La notizia è giunta in seminario di riflesso, verso
le 15.00, perché la polizia ha dato la notizia prima ai
parenti in Ascoli.
Il Consiglio di Presidenza dell’Istituto Teologico nel
febbraio 97 decise di togliere i corsi ciclici e di rendere autonomi
tutti i cinque anni del curriculum degli studi teologici. I professori
impegnati in Istituto, per molteplici impegni, non potevano prendere
altri insegnamenti e bisognava quindi reperire nuovi docenti,
che avessero la competenza e i titoli accademici necessari. Da
amici ascolani mi fu segnalato il nome di don Mauro. Lo chiamai
al telefono, gli proposi di prendere l’insegnamento di teologia
trinitaria e di escatologia. Mi disse che era disponibile, voleva
solo prima sentire il vicario generale (in quel tempo in Ascoli
non era stato nominato il nuovo vescovo) e qualche giorno dopo
mi dette la piena disponibilità. Nel giugno don Mauro conseguì
la licenza in teologia alla Pontificia Università Lateranense
e nell’ottobre cominciò ad insegnare.
Non posso dire molte cose di don Mauro, ma quell’incontro
settimanale, quando veniva in Istituto, mi è bastato per
capire i suoi due amori: la pastorale e l’insegnamento.
Don Mauro era già laureato in filosofia quando fiorì
nella sua vita la vocazione al ministero presbiterale.
Fatti gli studi di teologia alla Pontificia Università
Lateranense era diventato prete e poi parroco, ultimamente nella
grande parrocchia dei santi apostoli Simone e Giuda nella zona
popolosa di Monticelli di Ascoli.
Veniva tutte le settimane, puntuale; mi parlava della difficoltà
di contemperare i doveri pastorali con la preparazione delle lezioni
di teologia; quando non aveva incontri serali in parrocchia, studiava.
Mi diceva che il Rettore Magnifico della Lateranense l’aveva
chiamato e lo aveva esortato a proseguire gli studi e a conseguire
anche il dottorato in teologia e mi parlava degli incontri che
aveva con il professor Bordoni cui aveva già consegnato
una prima parte della tesi in cristologia e voleva portare a termine
il lavoro prima che il professore relatore terminasse il suo mandato
di docenza. Si poteva dire che era felice del suo cammino di studio.
Qualche volta si scusava con gli studenti di una lezione meno
limpida perché diceva candidamente: non ho avuto tempo
di prepararla. Era consapevole che una lezione in teologia non
si improvvisa specialmente ai primi anni di insegnamento! Il suo
tempo era diviso tra gli impegni di pastorale e lo studio e del
resto sono due realtà inscindibili. Non si fa buona pastorale
se non è accompagnata da uno studio serio. Nel caso di
don Mauro lo studio era finalizzato anche all’insegnamento,
ma un insegnamento che preparava i futuri pastori. E che lui fosse
un parroco amato lo ha dimostrato la tanta gente presente al suo
funerale. Sentivo qualcuno che commentava: c’è tutta
la parrocchia! E’ stato il segno del suo impegno e della
sua amabilità di pastore.
All’obitorio dell’ospedale di Fermo, nella visita
alla salma, prima che fosse trasportata in Ascoli, tra i preti
amici presenti c’era anche Mons. Petrocchi, attualmente
vescovo di Latina, che è stato guida e amico di don Mauro.
Mi chiese: Che cosa insegnava? Risposi: Stava facendo il De Trinitate.
Mi disse: ora la Trinità la contempla de visu in cielo.
E’ vero! Di don Mauro conserviamo il ricordo di una persona
amabile, di un prete zelante, studioso, innamorato di Dio e dei
fratelli. 39 anni di vita sono pochi, per questo la sua morte
è stato un momento tragico e ci ha lasciati sgomenti, ma
per lui è stato il passaggio dalla Gerusalemme terrena
a quella celeste.
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