Quando nel 1989 don Mauro ci propose di iniziare un corso di
preparazione al matrimonio nella nostra parrocchia di S. Giacomo
della Marca, nemmeno sospettavamo l’esperienza che avremmo
fatto e gli orizzonti che si sarebbero aperti, non solo per i
fidanzati che avremmo incontrato, ma prima di tutto per noi.
Anni prima avevamo iniziato con don Mauro l’esperienza
rivoluzionaria del Vangelo che ci aveva portato poi a scoprire
in vocazioni diverse, lui nel sacerdozio, noi nel matrimonio,
l’esperienza ugualmente radicale nel vivere l’amore
per Dio e per gli altri, nella Chiesa.
La collaborazione stretta iniziata in quegli anni, fatta di comunione,
di raccontarsi le esperienze di vita, di confrontarsi con la Parola
di Dio, ha gettato una luce forte nella nostra famiglia, facendoci
guardare, per così dire, la famiglia dal di fuori, facendoci
comprendere il disegno di Dio su di essa e permettendoci poi di
capire quali erano quegli elementi comuni, dati dalla vita cristiana,
che erano universali, quindi validi per tutti.
Ci siamo accorti che l’esperienza di comunione che facevamo
con semplicità con don Mauro si propagava anche alle altre
famiglie. Ciò è stato talmente vero che quasi tutte
le famiglie di quei primi corsi sono rimaste in contatto con noi
e inserite in parrocchia, in modo diverso, chi più attivamente,
continuando ad incontrasi settimanalmente e impegnandosi a formare
adesso le nuove coppie che si avvicinano al matrimonio, chi più
saltuariamente, in alcune occasioni o per le vacanze che abbiamo
continuato a fare insieme ogni anno ad agosto con don Mauro, oppure
quando hanno momenti di difficoltà o di gioia: sanno di
potersi fidare di amici che hanno come criterio ultimo di discernimento
la Parola di Dio.
Da don Mauro abbiamo imparato l’apertura totale e incondizionata
a Dio e agli altri, a non aver paura della diversità, del
dolore o della fatica che sempre il crescere e il cambiamento
richiedono.
Il suo amore per la famiglia era immenso, ce ne faceva vedere
la vera bellezza, le potenzialità e anche la missione per
la società e per la Chiesa.
Per molte persone e famiglie don Mauro è stato veramente
lo strumento che Dio ha usato per farsi conoscere. Don Mauro aveva
un grande dono: la capacità di creare comunione e nella
comunione si sentiva forte l’invito alla conversione; sembra
forse un temine desueto, ma è quello che le stesse persone
hanno usato confidandocelo dopo la morte di don Mauro.
Ad un certo punto, quando don Mauro fu nominato parroco a Monticelli,
dopo un primo periodo in cui ha continuato a seguirci personalmente,
ci ha invitato a camminare fiduciosi senza di lui, con altri sacerdoti.
L’abbiamo fatto perché don Mauro ci ha insegnato
a seguire Dio come, d’altronde, lui faceva e proprio perché
seguiva Dio, gli altri lo seguivano.
Se
tante famiglie hanno riscoperto la gioia di essere famiglia, la
bellezza di questa vocazione anche nelle difficoltà, hanno
trovato il loro posto nella Chiesa locale e uno scopo nell’aiutare
altre famiglie, lo devono a don Mauro, che nella sua vita ha sempre
vissuto in prima persona quella tensione alla santità,
alla perfezione dell’amore che indicava a noi come scopo
ultimo del matrimonio, e lo ha vissuto fino alla fine!
Grazie don Mauro.
Maria Pia e Domenico Panichi
Carità e fraterna amicizia: due segni indelebili lasciati
in eredità alla Comunità di Porta Romana. Nel 1990,
a fine estate si diffuse la notizia della nomina di Don Mauro
a nuovo parroco del SS. Crocifisso. Tutti, a Porta Romana, si
sentirono ricolmi di contentezza. Un figlio di quella comunità
vi tornava a svolgere il ministero di Pastore e guida.
La presentazione del nuovo parroco avvenne ad opera del Vescovo
Marcello Morgante, che, rivolgendosi all’assemblea dei fedeli,
ne sottolineò le qualità pastorali ed intellettuali.
E soprattutto pose in risalto le doti umane di Don Mauro, che
ne facevano un sacerdote affidabile, cordiale, ed aperto alle
problematiche giovanili e del mondo moderno.
La gente di Porta Romana assentiva alle parole del Vescovo, perché
conosceva già, e molto bene, le risorse umane e spirituali
del giovane sacerdote: lo aveva incontrato tante volte per le
strade del quartiere. Un ragazzo con il sorriso dipinto sul volto,
aperto, gioioso, pieno di entusiasmo, amico di tutti. Si era formato
cristianamente sotto la guida ferma e paterna di Don Antonio Rodilossi,
il parroco che lo aveva preceduto, e che era stato chiamato a
sostituire. Il cammino intrapreso con il movimento dei focolarini
aveva contribuito a consolidare le basi su cui sarebbe poi poggiata
la sua vocazione al sacerdozio.
Don Mauro aveva lavorato molto nei gruppi giovanili della parrocchia.
Era un riferimento per molti coetanei. Un’amicizia, la sua,
che dava sicurezza e arricchiva chi aveva l’opportunità
di portare avanti, insieme a lui, gli impegni che erano caratterizzati
dalla buona volontà e dalla costanza di chi sa confidare
nel Signore.
La Comunità del SS. Crocifisso lo aveva accompagnato nelle
varie tappe del suo iter verso il sacerdozio. Fattosi servitore
di Cristo, celebrò la sua prima messa nella Chiesa Parrocchiale:
con il sorriso sulle labbra e lo sguardo radioso di chi è
stato benedetto dalla grazia del Signore.
Ora averlo in mezzo a noi, come Padre, Fratello, ed Amico in
Cristo, è il massimo dei doni che ci si poteva aspettare
dalla bontà divina. Facemmo ritorno alle nostre abitazioni
con il cuore colmo di soddisfazione e speranza.
Due anni di attività pastorale (tale fu la permanenza
di Don Mauro al SS. Crocifisso) non sono molti, ma furono sufficienti
a lui per affermare e far apprezzare la sua generosa vitalità
spirituale. Il suo impulso ha contribuito a ridare vigore e stimoli
nuovi a quanti collaboravano nei vari settori pastorali: nella
carità in particolare, e poi nelle catechesi (dalle classi
minori agli adulti) nell’animazione liturgica rivitalizzata
negli aspetti partecipativi.
Lavorare al suo fianco nella realizzazione delle cose del Signore,
è stato sicuramente un occasione di crescita, di esperienza
diretta della carità, momenti di contagio fervido e operoso
per tutti.
Il suo punto cardine era: condivisione.
Tutto nasceva, viveva, si compiva con l’animo impregnato
di questo spirito. Un modo di vivere che ha cercato di imprimere
in tutte le iniziative fin dal primo momento.
Giovane tra i giovani, si esprimeva al massimo ai campi scuola
e negli incontri di formazione. Le pause erano momenti di gioviale
convivenza, con la sua chitarra a dare l’avvio a canti festosi
che portavano i cuori alle stelle.
Seguiva con particolare dedizione le coppie giovani, di fidanzati
e nuove famiglie. Aveva una spiccata predisposizione ed una preparazione
profonda su tutto ciò che rientrava nelle problematiche
matrimoniali e vita di coppia.
Svolgeva
questo compito con passione e con rara comprensione delle esperienze
di ciascuna coppia: un amico fidato a cui rivolgersi con tranquillità,
per suggerimenti e consigli nei momenti di crisi. Molte di tali
coppie erano presenti nelle sue celebrazioni domenicali. La loro
formazione, in effetti, continuava ai piedi dell’altare,
con il nutrimento diretto della Parola di Dio, Parola che in Don
Mauro diveniva invito di adesione alla Luce di Cristo. E per comunicare
la Parola di Dio, Don Mauro aveva un carisma speciale.
L’eco delle sue parole non si esauriva con il termine della
Messa, ma continuava ad espandersi dentro di te, per molto tempo
ancora, fino all’attecchimento totale.
Le parole fiorivano serene dalla sua voce suadente, per scendere
fluide negli animi come una dolce brezza di primavera. Nulla era
vano di quanto diceva e la capacità naturale di coinvolgimento
in lui era tale, che lentamente il suo pensiero si faceva strada
nel tuo cuore, in una totale condivisione di idee e di benessere
spirituale.
Questo sicuramente era il dono più bello che il Signore
aveva dato a Don Mauro: la grazia della parola, cioè la
facilità di poter penetrare nei cuori della gente, di farsi
capire e di persuadere gli incerti attingendo le ragioni della
forza della "Verità".
Un altro punto fermo, in don Mauro era lo spirito di carità
che in lui diveniva autentico stile di vita ed esempio tangibile
per quanti gli vivevano accanto. Il genuino distacco verso i beni
materiali è prerogativa essenziale per chi vuole mettersi
al servizio della carità. In don Mauro questo atteggiamento
era sempre presente.
Dopo due anni di intensa attività pastorale, in cui aveva
dato testimonianza inesauribile di tutte le sue risorse, fatte
di bontà d’animo, di generosità, di umiltà
e saggezza, don Mauro accettò, con incondizionata obbedienza,
di porsi al servizio della parrocchia dei SS. Simone e Giuda di
Monticelli.
Ora don Mauro non sta più tra noi, ma il suo spirito,
siamo certi, non ci ha abbandonato.
Il tesoro che è stata la sua vita, come seme prezioso,
non andrà disperso, ma darà buoni frutti, e quanti
lo hanno amato ed hanno insieme a lui condiviso la gioia che proviene
dalla speranza, lo incontreranno ancora lungo il cammino che porta
alla salvezza.
Enzo Morganti
La pastorale di don Mauro nella parrocchia dei Ss. Simone e Giuda
incominciò sei anni fa: il 1¡ novembre 1992. Appena
arrivato, si preoccupò subito di conoscere la varie attività
che venivano svolte e tutte le persone che vi operavano. Fin dall’inizio
fu molto chiaro l’ideale fondamentale che lo animava: la
crescita sempre maggiore della parrocchia nell’unità,
rispettando la ricchezza specifica di ogni diversa esperienza.
In questi anni, come tutti i "grandi costruttori del Regno
di Dio" (che sono poi anche grandi "sognatori"),
non ha mai smesso di sperimentare nuove strade nel desiderio costante
di fare sempre di più e per il maggior numero di persone
possibile.
Le sue proposte erano sempre il frutto di una meditazione spirituale
basata su una diretta e approfondita esperienza personale.
Con il Consiglio Pastorale, costituito in forma sperimentale,
tutte le realtà della parrocchia hanno iniziato un cammino
di collaborazione e confronto, in quel clima di armonia e amicizia
che la sua guida autorevole riusciva a creare.
Don Mauro era anche una persona di raro spessore umano: gran
parte delle sue giornate le dedicava ai colloqui personali e alla
direzione spirituale, e seguiva le storie di ognuno con puntuale
perseveranza e affetto. La sua intera vita era dono per gli altri:
questa straordinaria capacità di amare con cuore libero
nasceva dalla certezza assoluta di essere stato amato per primo
da Dio e di dover rendere grazie a Lui, amando. Quello della Carità,
appunto, è sempre stato uno dei cardini della sua opera
pastorale. Quasi tutti i giorni don Mauro riceveva richieste di
aiuto di ogni genere che cercava in ogni modo di soddisfare; finché,
due anni fa, decise di creare un gruppo che, collaborando con
lui, potesse occuparsi in maniera specifica di questo settore:
nacque così il Centro d’Ascolto - Caritas, composto
da persone che lui stesso seguiva costantemente con incontri formativi.
Don Mauro volle fortemente che lo spirito del Centro fosse quello
di non mandare mai via nessuno senza niente, di ascoltare e accogliere
chiunque avesse bisogno anche solo di un consiglio o di conforto
e, quando possibile, aiutare a trovare sempre la giusta via di
uscita da ogni situazione di difficoltà e disagio.
Con
il Centro, inoltre, ha realizzato l’iniziativa della "Festa
dell’anziano": una domenica di ottobre in prossimità
della festa dei santi patroni, sono stati invitati in parrocchia
gli anziani della parrocchia e gli ospiti della Casa di Cura S.
Giuseppe per una giornata gioiosa da trascorrere insieme.
Proprio la forte volontà di comunione tra la parrocchia
ed il quartiere è stato un altro importante aspetto della
sua pastorale: infatti, con la sua creatività, ha sempre
promosso nuove iniziative di aggregazione. Nell’aprile 1996
ha fondato l’Associazione Culturale "La Corolla",
con lo scopo di occuparsi della realtà socio-politica del
quartiere secondo l’ottica della Dottrina Sociale della
Chiesa. Tramite la Corolla è riuscito ad instaurare un
dialogo costruttivo con la Circoscrizione ed il Comune, cercando
di farsi portavoce delle istanze di tutti gli abitanti e sempre
per il bene comune. Con il settore ricreativo dell’associazione
don Mauro ha realizzato cineforum estivi, corsi di musica e di
ballo, un coro di voci bianche; gli ultimi progetti riguardavano
gite e vacanze per famiglie ed anziani e, il più grande,
la creazione di un centro sociale parrocchiale.
Don Mauro sottolineava sempre il grande valore del lavorare insieme,
in qualsiasi aspetto della pastorale: questo era uno degli obiettivi
principali della Festa annuale di giugno, organizzata con la parrocchia
di S. Giovanni Evangelista; l’intento era quello di allargare
la partecipazione popolare a tutto il quartiere, coinvolgendone
le realtà più diverse.
Un altro aspetto della pastorale che don Mauro sentiva di primaria
importanza era quello della Pastorale familiare. Si è impegnato,
proseguendo l’esperienza già intrapresa nelle parrocchie
di S. Giacomo della Marca e del SS. Crocifisso, per fare in modo
che le coppie di fidanzati che seguivano i corsi di preparazione
al Matrimonio, acquisissero una piena consapevolezza del valore
della loro scelta. Ha dato inizio così ad una pastorale
organica e comprensiva di tutti gli aspetti della vita di coppia.
Il fine a cui tendeva era l’instaurazione di un dialogo
fondato sulla carità e il rispetto reciproco, l’unico
che può portare ad una relazione autentica. Il suo linguaggio
era sempre improntato sulla trasmissione di valori alti e, nello
stesso tempo, capace di arrivare a tutti.
Questo itinerario di formazione portava, poi, spesso le coppie,
anche dopo sposate, al desiderio di continuarlo; realizzando così
l’altro scopo a cui don Mauro credeva fermamente: che, cioè,
il matrimonio è sempre un punto di partenza e non una meta
raggiunta.
Per
ultimo, cosa dire di tutto ciò che don Mauro ha fatto nel
settore-base della pastorale catechistica? La prima volta che
noi catechisti lo incontrammo, eravamo tutti un po’ impauriti,
nell’atteggiamento di chi si sente sotto esame e contemporaneamente
di chi esamina: don Mauro ci "accolse", nel senso pieno
della parola, semplicemente. Poi, parlandoci, ci diede la chiave
per interpretare il significato del nostro servizio: la "testimonianza".
Ci disse che il catechista deve essere soprattutto testimone di
ciò che annuncia e non maestro. Iniziammo così con
lui, sia come gruppo che singolarmente, un nuovo cammino di fede
e di vita. La Parola è dono di se stessi ed è credibile
quando è vissuta: don Mauro riusciva a comunicarla con
la profondità e l’evidenza che sono proprie solo
della Verità. Durante i primi incontri (e a volte anche
dopo...) facevamo un po’ fatica a seguirlo nelle sue "altezze":
spesso, col tempo, capivamo, andando avanti nelle nostre vite;
e allora le sue parole diventavano all’improvviso semplici
e chiare. E’ stato per noi padre e fratello: ci ha amato
in ogni circostanza, con la delicata attenzione che un padre ha
per ognuno dei suoi figli, spronandoci a mettere a frutto le nostre
capacità nel servizio dell’evangelizzazione; nello
stesso tempo, come un fratello, è sempre stato "con
noi", condividendo, nella comunione con Dio, lavoro, allegria,
dolori, difficoltà, con una disponibilità totale
e senza mai risparmiarsi. E’ impossibile esprimere tutta
la ricchezza dei doni che don Mauro ci ha lasciato: rileggendo
gli appunti presi durante le sue catechesi, ripensando agli incontri
personali che abbiamo avuto con lui, ogni tanto affiora un particolare
prezioso, tante e tante "perle" di luce. Durante l’ultima
riunione, la sera di martedì 10 novembre, ci ha detto,
fra le altre, queste parole: "... amare è sempre uscire
da sé stessi, non è un merito perché è
sempre un’esperienza di Grazia, non è un dovere,
è facile se non si è divisi dentro ma unificati,
trasparenti, in pace e comunione con se stessi e con gli altri".
Grazie Don Mauro!
Michela Figurati |