Speciale su don Mauro
(gennaio 1999)

Sommario

Una vita preziosa

La sua vita, un dono

Carità, condivisione, creatività

Profilo intellettuale di don Mauro

Insegnamento di teologia a Fermo

La testimonzianza di un collega, docente al Seminario di Fermo

Grazie, scusa, ti voglio bene

I giovani della parrocchia al termine della liturgia funebre

Le parole di don Salvatore il giorno del funerale

I bambini delle elementari

Il Presidente della Circoscrizione di Monticelli

Altre testimonianze

Scritti di don Mauro
Sulla parrocchia

Scritti di don Mauro
"La parrocchia"

Pubblichiamo qui un estratto di un articolo del 1986 che ha scritto per il giornale Gen’s (Rivista di vita ecclesiale) di cui è stato redattore dal 1982 al 1987. E’ la relazione di un incontro di 500 parroci convenuti a Roma da tutta Europa per parlare sulle prospettive e le sfide per la realtà parrocchiale in un mondo secolarizzato. Nonostante sia di 13 anni fa circa, ci è sembrato particolarmente attuale.

Dove va la parrocchia? Stando agli ultimi dati, il quadro clinico non sembra poi così nero come certi trascorsi avrebbero forse fatto temere; ma da qui a parlare di crisi superata, anche ad essere ottimisti, il passo pare un po’ azzardato...

Certo che questi ultimi decenni sono stati parecchio difficili. Da perno di un sistema rurale, dove il piccolo territorio era tutto, la parrocchia s’è vista via via relegata verso la periferia di un quadro sociale assai più ampio e complesso. Il paese di montagna muore, la campagna si lascia sedurre dal richiamo del mondo urbano. La città è policentrica, frenetica, impone una mobilità e varietà di rapporti che la parrocchia non può più contenere. La piccola unità è spezzata. Anche le comunicazioni di massa fanno la loro parte: il mondo irrompe nella piccola unità territoriale e la fa sempre più piccola, fino a dissolverla.

Se da un lato la parrocchia assiste con senso d’impotenza alla ridda di trasformazioni fuori di sé, sul fronte interno non scoppia certo di salute.

[...] C’è un fossato da colmare: se ne sente l’urgenza, ma non si sa bene cosa fare. "Il disorientamento si esprime nella grande varietà delle formule e dei metodi pastorali. C’è chi insiste su una pastorale sacramentale e della catechesi, e chi si orienta verso una pastorale dei bisogni, per partire dalle esigenze più vive dell’uomo d’oggi; si parla di pastorale della convinzione, di pastorale d’ambiente, pastorale dell’accoglienza... Un’osservazione da fare è che queste vie pastorali terminano generalmente ai singoli individui oppure, se tendono a farne una comunità spirituale, questa in genere non va oltre la partecipazione collettiva ai momenti di culto e in particolare alla celebrazione eucaristica. E c’è da chiedersi, riguardo alle varie forme associative, se non corrano il rischio di esser motivate più da finalità estrinseche (caritative, missionarie ecc.) o dalla soddisfazione dei bisogni psicologici dei membri, che dalla novità cristiana portata da Gesù. Sta qui il punto, a quanto pare, l’istituzione parrocchiale, ormai al di là del mero servizio religioso nell’ambito del territorio, sembra da ricercarsi nella formazione di comunità ecclesiali che corrispondano alle molteplici esigenze delle comunità umane nella moderna società. "Comunità", cioè gruppi di persone che vivano in comunione: e la comunione mal s’accorda con una visione del cristianesimo - e una pastorale - centrata prevalentemente sul singolo, sulla sua ortodossia (avere le idee a posto) e ortoprassi (applicare rettamente le norme) per la sua salvezza individuale. E’ vero, tutti siamo già uniti nel battesimo, abbiamo una sola fede, ci cibiamo dell’eucaristia, ma tutto ciò può anche non portare alcuna conseguenza sul piano "sociale" dei rapporti, tanto da farci dimenticare di essere membra di uno stesso corpo. La comunione, poi, non tollera strumentalismi: va cercata e vissuta per se stessa, perché è vivere già fin d’ora quel "Come in cielo così in terra", quel Regno dei cieli che Gesù è venuto a portare perché l’uomo viva a immagine e somiglianza di Dio-Trinità.

Qui sta la "proposta" contenuta nel tema del convegno: "Per una pastorale dell’unità". "La parrocchia oggi è chiamata ad operare il salto da una vita spirituale individuale a una spiritualità "trinitaria", che è poi la spiritualità della chiesa ("dove due o tre sono uniti nel nome di Gesù - dice Origene - lì è la chiesa"), facendo però attenzione a non dare alla parola "spiritualità" un senso restrittivo: questa comunione trinitaria si instaura tra persone concrete, per cui il comportamento esteriore, sociale, è segno e verifica del rapporto spirituale".

Che non siano parole lo si capisce subito, ascoltando il susseguirsi di testimonianze. Tra questi sacerdoti, il seme di una pastorale dell’unità sembra ormai aver gettato radici, e da più parti già appare fecondo di frutti. Non pindarismi dottrinali, ma fatti di vita vissuta nell’aderenza alla Parola - punto di leva da tutti evidenziato come fonte di ogni rinnovamento. Dunque, la vita di comunità evangelizzate, autentiche e solide, che si rifrange - come attraverso un prisma - nei molteplici aspetti della realtà ecclesiale, per irradiare poi nel quotidiano intreccio di rapporti della comunità umana. Meriterebbero ben altro spazio - ma almeno enunciamoli, i vari aspetti toccati. Comunione dei beni e lavoro: è l’esperienza di una comunità che risolve il problema della disoccupazione giovanile. Apostolato: si raccontano i frutti dell’amore reciproco tra i membri del consiglio pastorale, e l’irradiazione verso i "lontani". Vita spirituale e preghiera: dal vivere insieme la Parola, la scelta di una via collettiva alla santità. Riposo e vita fisica: attraverso week-end e vacanze comunitarie, si riesce a risanare un tessuto sociale malato e frammentato per l’assenza rapporto. Armonia e ambiente: la cura del liturgia, del luogo di culto e dei locali parrocchiali come testimonianza di amore. Catechesi e istruzione religiosa: la presenza di Gesù fra due o più come fonte di luce e di sapienza vera, nell’esperienza di una comunità di missione. Aggiornamento e mezzi di comunicazione: la circolazione continua della vita e l’uso degli strumenti esterni per l’unità della parrocchia... L’esperienzaci fa scoprire questi aspetti come categorie dell’amore, che è sempre vario, ma ha anche le sue leggi e i suoi modi espressivi tipici, tanto nella vita individuale quanto nella vita dei piccoli e grandi gruppi sociali. Sono le categorie vitali della comunità cristiana, che quest’amore deve incarnare al suo interno; saranno allora anche le categorie vitali di una pastorale che non voglia essere un mero "fare", ma un’irradiare quella "civiltà dell’amore" di cui la comunione ecclesiale è già preludio, e in cui anche l’umano si ritrova contenuto e realizzato in pienezza.

A questo punto il disegno comincia a prender forma. La parola chiave è questa: comunità. Ma non comunità - in primo luogo- come organizzazione giuridica, quanto piuttosto come un corpo organico e vivificato dalla Parola e dall’amore tra i suoi membri. Sembra l’uovo di Colombo: eppure è condizione prima perché la parrocchia possa esser ancor oggi nel mondo "segno e strumento di unità", soggetto di una nuova evangelizzazione. Qui si comprende come lo stesso Vaticano II, quando traccia le sue limpide affermazioni sulle assemblee e comunità locali, le quali sono chiesa viva, "famiglia di Dio, fraternità animata dallo spirito di unità" (LG 9), ha di mira in primo luogo la parrocchia, e ne disegna una visione dinamica: essa - dice - "offre un luminoso esempio di apostolato comunitario fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della chiesa" (AA 10).

[...] Un’ultima precisazione: Mi sembra chiaro che un sacerdote non potrà mai essere artefice di comunione se non è egli stesso inserito in una "cellula" viva, nella comunione fraterna con gli altri sacerdoti e in piena unità col vescovo. Solo nel quotidiano esercizio della reciproca carità, fino ad esser consumati in uno, si diventa atti a generare con la vita - e non solo sacramentalmente - quella realtà che ha fatto esclamare il Papa: "Parrocchia vuol dire: la presenza di Cristo tra gli uomini!".

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